Basta guerre, basta morti, basta vittime...
Inserito Mercoledì, 16 marzo 2005 @ 02:09:28 CET da nonluoghi |
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di Gino Strada
Le persone, i cittadini hanno ripreso a parlarsi, a interrogarsi sulla guerra
e sulla pace, a comunicare gli uni agli altri il disagio, l’angoscia - o
più semplicemente la perplessità – per un mondo che anziché
progredire si ritrova, un’altra volta, sull’orlo di un conflitto che sarà
devastante per tutti.
Un mondo sul quale si proietta come un’ombra lo spettro di un conflitto –
l’attacco all’Iraq - che potrebbe allargarsi, e nel quale potrebbero essere
usati anche ordigni nucleari. Così, nonostante la censura, o forse
proprio a causa della censura, è scattato il passaparola in centinaia
di città dove si sono svolte iniziative contro la guerra. Centinaia
di migliaia di cittadini sono stati coinvolti in queste gigantesche dimostrazioni
nonviolente per esprimere la loro voglia pace. Regioni, Province, Comuni,
centinaia di scuole, centinaia di associazioni di volontariato cattoliche
e laiche, di rappresentanze sindacali, centinaia di migliaia di famiglie
hanno detto il loro no alla guerra. In molti hanno capito che è in
pericolo il mondo.
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”
afferma l’Articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del
1948. E’ davvero così, per gli esseri umani che nascono nel 2003 sul
pianeta Terra?
C’è giustizia nel mondo in cui viviamo, c’è solidarietà
tra gli esseri umani? Agiscono, come dovrebbero in base all’Articolo 1 della
Dichiarazione Universale, “gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza?”
Il 10 dicembre del 1948, poco dopo la fine di una guerra devastante, è
stata scritta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel preambolo,
l’Assemblea generale dell’ Onu considera il riconoscimento dei diritti umani,
uguali e inalienabili per tutti gli uomini, come “il fondamento della libertà,
della giustizia e della pace nel mondo”.
La Dichiarazione universale è stato il tentativo di definire le regole
del nostro stare insieme, i diritti di ciascuno di noi, i valori da promuovere
perché l’orrendo massacro non avesse a ripetersi, mai più.
Per cancellare l’incubo dell’Olocausto e di Hiroshima. A 54 anni da quella
Dichiarazione, non uno dei Paesi firmatari può affermare di averla
rispettata.
Siamo convinti che le vittime civili siano la prima e forse l’unica verità
della guerra, e che l’alternarsi di governi e dittatori ne siano soltanto,
questi sì, effetti collaterali. A cinquantaquattro anni da quella
solenne Dichiarazione firmata e poi calpestata, siamo arrivati a un punto
critico. Dobbiamo ricostruire i rapporti tra gli uomini sulla giustizia e
sulla solidarietà. Altrimenti saremo condannati all’autodistruzione,
non ci saranno vincitori né vinti, l’“esperimento umano” sarà
fallito.
Praticare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani é l’unico
antidoto per vincere il cancro della guerra che sta divorando il pianeta.
E’ il primo dei compiti da scrivere nella nostra agenda, riuscirci è
davvero nelle nostre mani. Basta guerre, basta morti, basta vittime.
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