Europa: i Rom né cittadini né rifugiati
Inserito Mercoledì, 16 marzo 2005 @ 00:36:05 CET da nonluoghi |
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di Nando Sigona
Un villaggio rom della campagna slovacca, o polacca, o ceca, un
giornalista che si aggira tra le case malandate e a tutti pone la stessa
domanda: "ma voi cosa farete quando il vostro paese entrerà nell'UE?". E
la risposta è sempre: "stiamo già preparando le valigie!".
Sono ormai settimane che servizi del genere vengono diffusi sui media
europei. Si tratta di una campagna di stampa in grande stile. Per anni,
la libertà di circolazione dei cittadini europei all'interno dei confini
dell'Unione è stato un valore cardine intorno al quale si è costruita
l'idea stessa di UE. Ma evidentemente una cosa è la retorica, un'altra
sono i fatti, soprattutto quando ci sono di mezzo gli zingari. Così
quella per tutti gli altri è libera circolazione, quando sono i Rom a
muoversi diventa un'invasione. E dire che l'Unione Europea e la sua
avanguardia, il Consiglio d'Europa, avevano cercato di prevenire questo
"rischio". Sono almeno dieci anni, ma con maggiore decisione dall'inizio
dei negoziati per l'allargamento dell'UE, che comitati intergovernativi,
gruppi d'esperti, fondazioni internazionali hanno concentrato i loro
sforzi, e soldi, per imporre ai paesi aspiranti interventi volti al
miglioramento delle condizioni di vita delle minoranze etniche e
culturali residenti nei paesi: tra queste i Rom, di gran lunga la più
numerosa minoranza transnazionale europea, con la poco velata speranza
che questi poi non abbandonino i paesi a frontiere aperte.
Allarmano, soprattutto, i circa quattro milioni di Rom residenti nei
nuovi stati membri e in Romania e Bulgaria. Ma anche i Rom hanno ragioni
per essere preoccupati.
Se appare chiaro, infatti, il limite alla libera circolazione, impedendo
ai Rom - e agli altri neo-cittadini - di beneficiare quindi della
possibilità di muoversi alla ricerca di migliori condizioni di vita,
anche la possibilità di chiedere asilo politico per coloro che
provengono da questi paesi è già da tempo assai limitata.
L'erosione della convenzione di Ginevra è un dato di fatto. L'attuale
ministro degli interni britannico, David Blunkett, commentando la
possibilità di rimpatrio immediato per i richiedenti asilo provenienti
dai dieci paesi candidati prevista nella nuova legge sull'immigrazione,
ha scritto: "È francamente assurdo che qualcuno possa dichiarare di
essere in pericolo di vita in Polonia o repubblica Ceca. Questi sono
paesi democratici, governati dalla legge". Peccato che l'Onu, la
Commissione Europea e lo stesso ministero degli esteri britannico non
siano della medesima opinione. Un rapporto della commissione per i
diritti umani dell'Onu dello scorso anno mostra "profonda preoccupazione
per le discriminazioni e le violenze subite dai Rom". Dal ministero
degli esteri aggiungono che le nuove norme antidiscriminazione adottate
dai paesi candidati "non hanno eliminato questi comportamenti"; ma è
soprattutto l'ultimo rapporto annuale dell'Ue sui progressi dei paesi
aspiranti (ora membri), rileva un articolo apparso sul Guardian, a
contraddire l'ottimismo di Blunkett.
La commissione, ad esempio, parla di "rischio di essere vittima di
violenze e di pratiche discriminatorie nella scuola" in repubblica Ceca,
"buone intenzioni" ma limitati risultati in Polonia, "violenze a sfondo
razziale" in Slovacchia.
L'Unione fa pressione sui nuovi e prossimi membri. Cospicui fondi del
budget comunitario sono destinati alla lotta contro la discriminazione
dei Rom. Ma con l'adesione ormai ottenuta, queste pressioni perderanno
molto del loro mordente. D'altra parte, come ha recentemente detto il
commissario per i diritti umani dell'Osce, gli standard di tutela delle
minoranze nazionali voluti dall'Ue per i nuovi membri e per gli
aspiranti tali sono superiori e più chiari di quelli richiesti agli
stessi paesi membri. Tale squilibrio, ha aggiunto, "è incoerente con i
valori dichiarati dall'Unione e solleva seri dubbi sui fondamenti
normativi dell'UE stessa".
Nando Sigona, ricercatore universitario, ha scritto, tra l'altro, il
volume Figli del ghetto: gli italiani, i campi
nomadi e l'invenzione degli zingari, edito da Nonluoghi
Libere Edizioni.
Il dossier zingari di Nonluoghi.it.
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