Tamburrano presenta
Inserito Mercoledì, 16 marzo 2005 @ 00:30:56 CET da nonluoghi |
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"La perdita della memoria storica è uno dei pericoli gravi dell'Italia
di oggi. Si sentono anche uomini politici di sinistra parlare con toni fin
troppo comprensivi di chi sessant'anni fa scelse di stare dalla parte sbagliata,
dalla parte del fascismo".
Parole del professor Giuseppe Tamburrano, presidente della Fondazione Nenni,
che ha sottolineato l'importanza, in questo quadro, del libro di Fabio Galluccio
"I lager in Italia. La memoria sepolta nei duecento luoghi di deportazione
fascisti" (Nonluoghi Libere Edizioni, settembre 2002, p. 226, 13 euro, ill.),
che apre una pagina nascosta della storia italiana e degli orrori fascisti.
Tamburrano è intervenuto alla presentazione ufficiale del volume,
a Roma, alla sala della stampa estera, di fronte a una nutrita rappresentanza
di corrispondenti stranieri (non altrettanto sensibili i mass media italiani).
"Con il passare del tempo - ha aggiunto - si rischia che tutto si mescoli,
che si diluiscano le responsabilità, che non ci sia più una
parte giusta - quella di chi ha lottato contro il fascismo e per la democrazia
- e una sbagliata - quella di chi ha servito quel regime liberticida. E invece
questa distinzione di valori vale oggi come allora. La nostra Repubblica
è fondata sull'antifascismo; ma oggi abbiamo qualche ministro che
si offende se un suo collega sottolinea che chi stava con Mussolini, sessant'anni
fa, era dalla parte sbagliata".
Il corrispondente dall'Italia di Liberation, Eric Jozsef, presidente della
stampa estera, ha manifestato lo stupore provato durante la lettura del libro
di Galluccio, che snocciola via via, in un viaggio nell'orrore, i luoghi
della vergogna dimenticata. "Galluccio - ha detto Jozsef - ci accompagna
in un viaggio doloroso; ci racconta le sue partenze in macchina e le faticose
ricerche delle tracce di ciò che resta oggi dei campi fascisti, nei
posti più belli e più sperduti d'Italia, ma anche nelle città
o a due passi da Roma, ad Alatri, dove sono ancora in piedi e ben visibili
le baracche del lager, senza che nulla lo indichi. Una memoria negata che
questo libro riapre con un grido affinché la rimozione italiana, finalmente,
lasci spazio all'elaborazione della colpa come è accaduto in altri
Paesi".
Al giornalista francese ha fatto eco l'autore, contrappuntato dalla lettura
di qualche brano del libro affidata all'attore-regista Francesco Apolloni.
"Intanto - ha detto Galluccio - si potrebbe cominciare con una lapide in
ognuno di questi luoghi terribili, che oggi sono tragici monumenti al nulla:
solo in rari casi c'è una targa che ricorda la destinazione di quei
luoghi: caserme, ex conventi, ville fatiscenti, sedi di vari istituti trasformati
in lager; oppure campi costruiti ad hoc. Ho girato l'Italia alla ricerca
di questi luoghi che oggi sono quasi sempre difficili da individuare. Ho
parlato con la gente, ho cercato di ricostruire la storia e la vita di questi
lager; ma è una memoria in buona parte rimossa. Ho cercato i sindaci,
i parroci, ho chiesto che almeno si pensasse di mettere un cartello per ricordare
quei fatti orribili di sessant'anni fa. Per ricordare che in quei luoghi
furono rinchiuse migliaia di persone. Ebrei, dissidenti politici, zingari,
stranieri, omosessuali. Molti da quei luoghi furono trasferiti ai lager e
ai campi di sterminio nazisti e non tornarono mai a casa".
Galluccio riapre una pagina inquietante della storia italiana, una pagina
vergognosamente coperta dall'omertà storiografica e politica nel dopoguerra,
quando l'Italia doveva rifarsi una verginità, alimentare la
leggenda degli "italiani brava gente" ed evitare i tribunali internazionali
(come ricordato anche in sala, la Jugoslavia, che ha avuto diverse migliaia
di vittime nei lager italiani, voleva trascinare a Norimberga i criminali
fascisti). Il libro di Galluccio racconta il crescendo propagandistico razzista,
le leggi del '38 e la loro applicazione dalle prime discriminazioni alle
deportazioni verso i campi che ogni prefetto aveva l'ordine di istituire
e l'autore cerca di indagare e ricostruire e le condizioni di vita in una
parte di queste prigioni per innocenti.
Dopo la guerra, fu minimizzata la responsabilità del popolo italiano
e persino quella del regime fascista: si tentò di accollare ai nazisti
anche la responsabilità dei lager in Italia. Eppure, come confermò
lo stesso De Felice, erano centinaia (per il noto storico del fascismo 400,
comprendendo però anche i luoghi di confino) i campi di concentramento
voluti da Mussolini. Galluccio, nel suo libro, ricostruisce il percorso che
condusse all'orrore: mette a nudo non solo la cinica crudeltà degli
uomini del regime (ministri, sottosegretari, prefetti...) ciecamente asserviti
alla ragion di Stato, ma anche l'ambiguità della Chiesa cattolica
e più in generale la connivenza di una società che assistette
senza reagire all'apoteosi razzista, celebrata per anni sulle prime pagine
dei giornali "ariani" che avevano costruito ad arte l'idea collettiva del
"pericolo del diverso" del quale si reclamava la deportazione civile.
A quest'ultimo aspetto si è collegato l'editore, Zenone Sovilla, che
ha posto l'accento, tra l'altro, sul rischio che oggi nuove, striscianti
e inafferrabili negazioni della dignità umana si verifichino ai danni
di altri gruppi deboli. Gruppi "diversi" che diventano "mostri sociali" -
dai nomadi nei campi ai "clandestini" nei centri di detenzione temporanea
- senza che la coscienza collettiva avverta la enorme gravità di queste
aberrazioni autorizzate, complici le semplificazioni e le mistificazioni
spesso allarmistiche della stampa e della politica.
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