"I lager in Italia", un viaggio e un libro
Inserito Mercoledì, 16 marzo 2005 @ 00:30:31 CET da nonluoghi |
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Uno storico non accademico decide, dopo anni di ricerche archivistiche, di
mettersi in viaggio e di dare la caccia alle tracce dei luoghi di deportazione
che furono istituiti dal regime fascista dopo l'entrata in guerra, sulla
scorta delle leggi razziali.
È la storia del libro di Fabio Galluccio, edito da Nonluoghi
Libere Edizioni, che sarà presentato martedì 22 ottobre
a Roma, alla sala della Stampa estera (via dell'Umiltà, 83/c). Interverrà
il professor Giuseppe Tamburrano, presidente della Fondazione Nenni. Introdurrà
Eric Jozsef, corrispondente di Liberation e presidente dell'Associazione
Stampa Estera. Saranno presenti l'Autore e il direttore editoriale, Zenone
Sovilla.
"I lager in Italia. La memoria sepolta nei duecento luoghi di deportazione
fascisti" di Fabio Galluccio (Nonluoghi Libere Edizioni, settembre 2002,
p. 226, euro 13) è un libro sui generis: più che un saggio
storico un diario di viaggio nella memoria tragica delle leggi razziali e
nel territorio che ha ospitato i luoghi della vergogna. Luoghi nella gran
parte dei casi dimenticati: caserme, ex conventi, ville fatiscenti, sedi
di vari istituti oggi non ricordano neanche con una misera targa l'orrore
che si consumò tra quelle mura.
Ma nemmeno dei campi che Mussolini fece costruire ad hoc la Repubblica democratica
ha conservato la memoria, salvo rare eccezioni come Ferramonti di Tarsia
(Cosenza) che prima fu sovrastato dall'autostrada e offeso dai suoi viadotti,
ma in un secondo tempo divenne oggetto dell'impegno di una Fondazione guidata
dallo storico Carlo Spartaco Capogreco, autore della prefazione al libro
di Galluccio.
Ad Alatri, vicino a Roma, per esempio, le baracche sono ancora in piedi e
al visitatore si presenta una visione spettrale il cui significato non è
indicato da nessuna targa, come ha spiegato l'autore presentando in anteprima
il libro alla Fiera dei piccoli editori a Belgioioso.
«Ho girato l'Italia ha raccontato Galluccio alla ricerca di questi
luoghi che oggi sono quasi sempre difficili da individuare, sia nei paesini
sperduti tra le montagne sia nelle città. Ho parlato con la gente,
ho cercato di ricostruire la storia e la vita di questi lager; ma è
una memoria in buona parte rimossa. Ho cercato i sindaci, i parroci, ho chiesto
che almeno si pensasse di mettere un cartello per ricordare quei fatti orribili
di sessant'anni fa. Per ricordare che in quei luoghi furono rinchiuse migliaia
di persone. Ebrei, dissidenti politici, zingari, stranieri, omosessuali.
Molti da quei luoghi furono trasferiti ai lager e ai campi di sterminio nazisti
e non tornarono mai a casa».
Galluccio riapre una pagina inquietante della storia italiana, una pagina
vergognosamente coperta dall'omertà storiografica e politica nel dopoguerra,
quando l'Italia doveva rifarsi una verginità, evitare i tribunali
internazionali e alimentare la leggenda degli "italiani brava gente". Il
libro di Galluccio racconta il crescendo propagandistico razzista, le leggi
del '38 e la loro applicazione dalle prime discriminazioni alle deportazioni
verso i campi che ogni prefetto avevfa ordine di istituire e l'autore cerca
di indagare e ricostruire e le condizioni di vita in una parte di queste
prigioni per innocenti.
Dopo la guerra, fu minimizzata la responsabilità del popolo italiano
e persino quella del regime fascista: si tentò di accollare ai nazisti
anche la responsabilità dei lager in Italia. Eppure, come confermò
lo stesso De Felice, erano centinaia (per il noto storico del fascismo 400,
comprendendo però anche i luoghi di confino) i campi di concentramento
voluti da Mussolini. Galluccio, nel suo libro, ricostruisce il percorso che
condusse all'orrore: mette a nudo non solo la cinica crudeltà degli
uomini del regime (ministri, sottosegretari, prefetti...) ciecamente asserviti
alla ragion di Stato, ma anche l'ambiguità della Chiesa cattolica
(presente in molti campi forse per evitare le efferatezze che invece si tolleravano
altrove, come in Germania e in Polonia) e più in generale la connivenza
di una società che assistette senza reagire all'apoteosi razzista,
celebrata per anni sulle prime pagine dei giornali "ariani" che avevano costruito
ad arte l'idea collettiva del "pericolo del diverso".
L'Autore, nel corso di due anni, ha girato l'Italia, dall'Alto Adige alla
Calabria, per un'indagine che ha avuto quasi sempre come unico sostegno documentale
delle pubblicazioni locali sconosciute ai più, opera di storici dilettanti.
Il diario di questo percorso fa da contrappunto alla ricostruzione storica
e accompagna nella lettura, pagina dopo pagina, sviscerando fino in fondo
la doppia colpa di un popolo che prima ha sbagliato e poi, diversamente da
quanto hanno fatto i tedeschi, ha preferito sorvolare e rimuovere tutto.
Con rischi sociali che si proiettano anche sul presente.
Le centinaia di lager istituiti in tutta Italia (e in ex Jugoslavia e Albania),
infatti, secondo l'Autore, sono una pagina che va indagata sia per onorare
le vittime di quell'orrore sia per
comprendere fino in fondo i meccanismi che lo resero possibile. Sessant'anni
fa tutto avvenne quasi sfuggendo alla percezione collettiva dei più;
eppure i giornali per anni scrissero nelle prime pagine - con toni agiografici
- delle leggi razziali, della loro applicazione, dell'istituzione dei lager
e di altre nefandezze compiute nel nome della "Legge" e contro il pericolo
straniero, ebreo, comunista, americano...
Per questa ragione, come spiega l'autore, il libro di Galluccio vuole essere
anche un monito sul rischio che anche nell'Italia di oggi si mettano in atto
iniziative legislative, con la complicità di un'opinione pubblica
addomesticata o vile, che con forme nuove e molto più striscianti
e inafferrabili calpesti la dignità degli esseri umani - oltre che
ogni principio di giustizia e di Diritto naturale - siano essi immigrati
stranieri o zingari.
Sia pure evitando azzardati e fuorvianti parallelismi storici, l'Autore invita
a riflettere sul rischio che il formarsi di una percezione collettiva di
"pericolo" proveniente da un'idea del "diverso" alimentata dalle istituzioni
politiche e amplificata dai mass media, possa assecondare la codificazione
di norme apparentemente "difensive" e obbligate da fenomeni preoccupanti,
ma in realtà invasive e contrastanti con i principi universali del
rispetto della persona umana.
Il rischio di morte civile per qualche gruppo sociale, in altre parole, è
sempre in agguato, anche se i suoi strumenti e le sue forme cambiano radicalmente
nelle varie epoche. Questo sembra dirci un libro che copre, con un grido,
un vuoto storiografico e si propone come spiega Galluccio di fungere da stimolo
agli storici accademici affinché il tema dei lager italiani venga
indagato e fatto riemergere per consegnarlo al dibattito collettivo e rendere
possibile un tentativo di rielaborazione della colpa. Il che non sarebbe
poco, data l'aria che tira per vari gruppi sociali deboli anche nell'Italia
di oggi.
FABIO GALLUCCIO
"I LAGER IN ITALIA. LA MEMORIA
SEPOLTA NEI DUECENTO LUOGHI DI DEPORTAZIONE FASCISTI"
(settembre 2002, p. 226, ill, euro 13)
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