Nuovo libro di Fabio Galluccio:
Inserito Giovedì, 08 maggio 2008 @ 18:39:39 CEST da nonluoghi |
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È fresco di stampa un nuovo libro di Fabio Galluccio edito dall'associazione Nonluoghi: si tratta de "Gli ultimi giorni di Prodi. Diario di una crisi (civile) annunciata (110 pagine, dieci euro).
Dal 25 settembre 2007 Fabio Galluccio inizia un diario, da cittadino. E guarda alla cosa pubblica, alla polis, con interesse, apprensione, partecipazione, paventando la fine di un governo, il governo Prodi, troppe volte annunciata per non insospettire. Un governo che con grande fatica stava cercando di mettere ordine nei conti pubblici, di combattere mafia e malcostume, di liberalizzare settori di vita economica italiana arroccati in un corporativismo senza futuro e di ridare garanzie al “lavoro”, a chi non arriva alla fine del mese. Ma il diario è anche diario di vita e di passioni di fronte al disincanto generalizzato, all’egoismo e al cinismo diffusi contro cui la cultura sembra quasi un rifugio. O forse l’ultima soluzione per uscire da questa spirale di negatività che strangola l’Italia.
Fabio Galluccio (Messina, 1954), studioso del pensiero liberalsocialista, è segretario del circolo Giustizia e Libertà di Roma. Ha pubblicato con Nonluoghi (2002) "I lager in Italia. La memoria sepolta nei 200 luoghi di deportazione fascisti" e "Non potevi fare altrimenti. Valentina Monti Ferrarini, una vita per la democrazia" (2005).
LEGGI L'INTRODUZIONE
di Valerio Zanone
Un atto di fede nelle virtù civili
Verso la fine del settembre 2007, quando comincia il diario del cittadino Fabio Galluccio, le manovre nel Senato per la caduta del governo erano in corso da tempo.
Risicata nei numeri e scombinata nella compagine, la maggioranza dell'Unione resisteva da più di un anno di votazione in votazione, al prezzo della mobilitazione continua. Migliaia di voti erano stati superati, tranne infortuni marginali, con tre, due, uno voti di scarto. Ma all'apertura della sessione autunnale i fili della trappola erano tesi. La scadenza prevista e quasi preannunciata era la legge finanziaria. Doveva essere Lamberto Dini a tagliare la fune, ma all'ultim'ora il colpo si fermò a mezz'aria. Pochi giorni dopo, mentre già la destra irrideva alla fallite congiure di Berlusconi, il governo di Prodi inciampò nei guai della famiglia Mastella. Però anche senza quella guerra sannitica la corsa ad ostacoli che doveva arrivare al 2011 era ormai alla fine; si era alla vigilia di una mozione di sfiducia contro l'indifendibile Pecoraro Scanio; e se anche quell'inciampo fosse stato scansato, la maggioranza era prossima a scindersi sul voto di rifinanziamento per le missioni militari in Afghanistan e nel Kossovo.
E' interessante mettere a confronto quel tormentone parlamentare con i giudizi che l'opera del governo riceveva dall'esterno, da un osservatore di limpida onestà intellettuale quale è Fabio Galluccio. Il suo diario annota con cura i risultati incoraggianti che Prodi ed i suoi ministri riuscivano talvolta a produrre: la ripresa dell'export, la riduzione della disoccupazione, alcuni successi nella lotta contro l'illegalità di massa (la mafia) e di élite (la fuga all'estero di opere d'arte).
Tuttavia nella sua breve datazione il diario di Galluccio è sostanzialmente la cronaca di un ciclo nuovo, e finisce nel giorno in cui Veltroni apre sullo sfondo di un paesaggio umbro la campagna elettorale del partito democratico.
Di nuovo, è interessante notare come le primarie per la formazione del partito nuovo siano state seguite ed anche attivamente sostenute da un intellettuale che divide il suo tempo libero fra la partecipazione politica e la frequentazione culturale di teatri, librerie e viaggi fra le grandezze e miserie d'Italia. Ma per quanto lo conosco, per intendere la passione civile di Fabio Galluccio non occorre andare lontano.
Per capire la democrazia liberale e laica in cui crede Galluccio basta lasciare l'auto sul lungotevere di Regina Coeli e scendere alla base del Gianicolo, nelle stradine che si snodano dietro le mura del carcere. Là è la Casa della Memoria che custodisce libri, fotografie e filmati della Resistenza ed ospita riunioni di europeisti ed azionisti (non quelli della Borsa, quelli di Giustizia e Libertà).
Fabio Galluccio è un gobettiano; lo è nella inclinazione a credere in una Italia "altra" ma insieme a non rifuggire dal confronto con l'autobiografia quotidiana della Nazione.
Il partito democratico che era in gestazione nei mesi del diario ora è nato, la sua prima prova è la rimonta di uno svantaggio pesante alla partenza. Berlusconi ride dai teleschermi e consiglia alle ragazze con impiego precario di sposare un riccastro, se hanno il fisico per permetterselo. Immagino che lo faccia apposta per far saltare i nervi anche ai più buonisti dei veltroniani; ciò che mi sembra francamente eccessivo è l'ostinazione con cui esibisce tutto ciò a prova del suo presunto sense of humor. Eppure metà degli italiani ne è conquistata, siamo di nuovo, come nell'Italia di Gobetti, di fronte ad una sconfortante autobiografia della Nazione.
Intanto si prepara un anno o forse due di crescita zero, dall'America il vento della recessione soffia su un'Italia che (anche per colpe della sinistra) perde capacità di competizione perché l'energia industriale dipende quasi tutta dai petrolieri e dai gasdotti, le infrastrutture di comunicazione sono in ritardo di decenni, la funzione pubblica è in pezzi nelle parti essenziali. "L'Occidente si annera", è scritto nel poema eterno.
Caro Fabio, il tuo diario si chiude con un atto di fede nelle virtù civili. Ne avremo tutti bisogno, prima e dopo le elezioni del 13 aprile.
17 marzo 2008
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