Genova: il posto sbagliato...
Inserito Mercoledì, 16 marzo 2005 @ 10:55:45 CET da nonluoghi |
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Nonluoghi nel 2004 ha presentato a Libri in Campo, in piazza
Santa Maria in Trastevere a Roma, una serata attorno al
libro di Enrica Bartesaghi "Genova, il posto sbagliato. La Diaz,
Bolzaneto, il carcere: diario di una madre". L'attore Riccardo Lestini
ha poposto il suo monologo sui fatti di Genova "Con il tuo sasso".
Al dibattito seguente c'erano, oltre all'autrice, il
giornalista Lorenzo Guadagnucci, autore del libro "Noi della Diaz" e del prossimo"La seduzione autoritaria" in uscita per Nonluoghi a maggio 2005.
La serata è stata anche un'occasione per avere un'aggiornamento
sulla situazione giudiziaria, dopo l'apertura del
processo genovese nei riguardi dei poliziotti sotto accusa per la
sanguinosa irruzione alla scuola Diaz.
Enrica Bartesaghi è presidente del comitato
Verità e Giustizia per Genova del quale fanno parte
anche Lorenzo Guadagnucci e Riccardo Lestini.
Pubblichiamo un articolo di quest'ultimo, che illustra il monologo
teatrale che presenterà a Roma.
di
Riccardo Lestini
Ho
scritto il lungo monologo Con
il tuo sasso
quasi un anno fa, in poco meno di un mese, come mosso da una sorta di
febbrile necessità. A differenza di altri miei lavori teatrali,
non c’è
stato, alla base, alcun progetto, alcuna intenzionalità.
Semplicemente,
l’ho scritto come se non potessi fare nient’altro, come se non avessi
altra scelta. Appena tornato
da Genova dopo quei giorni d’inferno, ormai quasi tre
anni fa, due domande, più di ogni altra cosa, mi ossessionavano
e mi
toglievano il sonno: qualcuno crederà mai a quello che dico di
aver
visto? E soprattutto: riuscirò, un giorno, a superare in qualche
modo
tutto questo?
Per molti mesi ho avuto la sensazione,
terribile e distruttiva, di
essere semplicemente un sopravvissuto, una sorta di miracolato a cui il
destino aveva riservato il privilegio di tornare a casa senza un
graffio, senza un solo segno sulla pelle. I segni erano tutti dentro,
nella coscienza e negli occhi, incapaci di strapparsi via di dosso
quelle immagini. Fortunatamente, col tempo, la volontà di
parlare, la
presa di coscienza di essere stato testimone non di un evento isolato,
ma di un’agghiacciante pagina nera della democrazia pronta in ogni
istante a ripetersi, hanno sostituito quell’insostenibile e
paralizzante senso di impotenza. Allora ho iniziato a parlare,
nell’unico modo per me possibile, col solo linguaggio che so usare, che
è quello della scrittura e del teatro.
Ho sempre inteso il teatro, che è il mio lavoro e la mia
passione, come
uno straordinario mezzo di comunicazione, un veicolo diretto e
prorompente di ideologie e sentimenti. In molti mi chiedono cosa
significhi per me fare “teatro civile”. Non significa niente di
particolare, è semplicemente il mio modo naturale di concepire e
fare
teatro.
All’inizio c’è stato Genova Libera,
un breve monologo di dieci minuti, scritto ancora a caldo, più
di due
anni fa, dove in dieci minuti mettevo in scena una miriade di
personaggi, un accavallarsi di voci volutamente caotico, seguendo il
filo dei ricordi e delle emozioni: una sintesi estrema di due giorni di
follia.
Con il
tuo sasso è venuto
dopo, a mente più
lucida, quando ai
terribili fatti di strada, da Piazza Alimonda alla scuola Diaz, da
Bolzaneto a Piazza Manin, già si aggiungevano in triste sequenza
scandali giudiziari sempre più gravi. Ho cercato, in questo
lungo
monologo, di dare una ricostruzione il più possibile completa di
quanto
successo in quei giorni. Per questo lo spettacolo inizia da molto
lontano, partendo dalla stessa costituzione del Genoa Social Forum, dai
mesi antecedenti al G8, dalle difficoltà organizzative, dalla
preparazione della repressione con le forze dell’ordine dotate di
equipaggiamenti fuori ordinanza e addestrate alla mattanza, dal
“teatrino della tensione” messo in piedi dalle stesse istituzioni con
l’aiuto dei mezzi d’informazione, dalla progressiva militarizzazione di
Genova, dalla progressiva restrizione dei diritti civili.
Inizia da lontano proprio
perché vuole andare lontano, tanto per
usare
una frase ad effetto. Non vuole cioè fermarsi a quei giorni, ma
andare
oltre, a quei processi appena iniziati, processi per i quali sono stati
riesumati reati eccessivi (vedi “devastazione e saccheggio”, per cui un
ragazzo che ha lanciato un sasso può rischiare fino a otto anni
di
carcere) o addirittura grotteschi (vedi la “compartecipazione
psichica”!). Vuole andare ai numerosi avvisi di garanzia nei confronti
delle forze dell’ordine che, almeno nel caso delle indagini relative
alla scuola Diaz, investono alcuni tra i più alti vertici della
nostra
polizia. E vuole andare, anche e soprattutto, al terrificante silenzio
mediatico e alla becera indifferenza politica che hanno accompagnato
tutti questi eventi. Ho cercato di scrivere un testo che fosse il meno
possibile “recitato” e il più possibile “raccontato”, un testo
comprensibile a tutti, anche a quelli che di Genova non hanno mai
sentito parlare, un testo che rinunciasse a ogni tecnicismo a favore
della semplicità e della chiarezza, e che sapesse, quando
possibile,
anche stemperare la tensione mettendo in luce i fatti più
paradossali,
ricorrendo a toni prettamente comici.
Spero di esserci riuscito. I
fatti, almeno per il momento, sembrano
darmi ragione. Da ormai nove mesi lo sto portando in giro in tutta
Italia, e le richieste di date continuano ad arrivare. Fatta eccezione
per qualche spiacevole episodio (che comunque, trattando certe
tematiche, si mette necessariamente in conto), la risposta del pubblico
è stata davvero straordinaria: in questi mesi di vagabondaggio
randagio
e militante, ho trovato una società civile arrabbiata, smaniosa
di
sapere, domandare, conoscere, affamata di perché. Ho trovato
finalmente
una fetta d’Italia indignata, incapace di voltare la testa, tapparsi il
naso e dimenticare.
In più, in questi casi, la
valutazione va ben al di là
dei meriti e dei
risultati puramente artistici: questo è uno spettacolo fatto con
e per
il Comitato Verità e Giustizia per Genova, del quale sono
entrato a far
parte, per la raccolta fondi al fine di tutelare al meglio le spese
processuali relative al G8, per la raccolta di firme della petizione
popolare…e in questo sì, la risposta della gente è stata
davvero
incredibile. Per tutta questa avventura, che spero duri ancora il
più a
lungo possibile, dovrei ringraziare una quantità sterminata di
persone,
a partire da tutti quelli che mi hanno messo a disposizione i loro
spazi per esibirmi, il cui entusiasmo e la cui determinazione mi hanno
fatto dimenticare anche la stanchezza del continuo su e giù per
l’Italia con gli zaini pieni di libri e videocassette del Comitato. Non
potendo ringraziare tutti, ringrazio la persona che, oltre a regalarmi
una nuova e bellissima amicizia, per prima e praticamente a occhi
chiusi, ha creduto in questo progetto: Lorenzo Guadagnucci. Grazie
Lorenzo, grazie a tutti…continuiamo a vagabondare perché, come
scriverebbe in un’e-mail Antonio Bruno, “eppure il vento soffia ancora”.
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